Pignoramento del conto corrente: come funziona e cosa fare?

Il pignoramento è una procedura volta a recuperare un credito. Può essere richiesta verso un deposito bancario che postale, ma quando e perché? Principalmente, quando il debitore non possiede immobili da utilizzare come garanzia.

In questo caso, si procede all’espropriazione forzata, ad eccezione dell’art 502 del codice civile, in cui si tratta di beni mobili garantiti da pegno o da ipoteca, che sono già stati sottratti al debitore insolvente e destinati a soddisfare un creditore.

Il provvedimento riguardante il pignoramento del conto corrente fa parte della più ampia categoria del pignoramento presso terzi, inclusi quelli rivolti alla pensione, allo stipendio e al TFR. Per “terzi” quindi ci si riferisce a banche, società finanziarie e datori di lavoro.

Come funziona il pignoramento del conto corrente?

Come avviene concretamente il pignoramento del conto corrente? Con una notifica alla banca o alle poste del debitore. Questa procedura vieta ai suddetti istituti di consentire il prelievo al debitore. In questo caso, il creditore deve notificare al debitore:

  • il titolo esecutivo (una sentenza del giudice, un avviso di accertamento immediatamente esecutivo, un decreto ingiuntivo o una cartella dell’agente della riscossione);
  • l’atto di precetto (una cambiale, un assegno o un atto pubblico del notaio), al debitore si dà un termine di 10 giorni per pagare;
  • l’atto di pignoramento vero e proprio, che viene appunto inviato anche alla banca o alla posta, ingiungendo all’istituto in questione di non pagare al correntista le somme pignorate.

La banca o la posta poi mettono in atto il divieto, che viene citato in udienza. Il giudice dovrà poi decidere la somma da restituire al creditore e come dovrà essere restituita, persino fino a scegliere la chiusura completa del conto. A questo punto, possono succedere alcune cose:

  • se il conto corrente è vuoto o con saldo negativo, i soldi quindi non vengono bloccati ma se dovessero essere ricevuti bonifici, le somme accreditate, sarebbero pignorate.
  • conto corrente uguale o inferiore alla somma intimata. Il conto viene bloccato, si possono comunque ricevere eventuali bonifici ma sono bloccati, fino all’udienza di assegnazione.
  • conto corrente con saldo superiore alla somma intimata. Il debitore può prelevare i soldi in eccesso, quindi non pignorati, e può ricevere bonifici.

Se si hanno due conti in due istituti diversi, entrambi saranno bloccati con gli stessi principi menzionati.

Pignoramento conto corrente cointestato

In caso di cointestatario, il debito non si estende all’altro correntista. In questi casi può essere pignorato, quindi bloccato, il 50% delle somme depositate. Ciò che rimane può essere usato da entrambi i cointestatari.

Tuttavia, il 50% di qualsiasi somma accreditata sul conto successivamente alla data del pignoramento, viene bloccato. Il pignoramento non può superare la metà del deposito. Questo è il principio della “solidarietà attiva”, per cui la banca è tenuta a consentire prelievi ed operazioni sul conto corrente ad entrambi i cointestatari, anche allo stesso debitore pignorato.

Pignoramento conto corrente: cosa fare?

Nel caso in cui si subisca il pignoramento del conto corrente, è possibile richiedere entro 60 giorni la rateizzazione del debito; in questo modo è possibile limitare i danni iniziali e, soprattutto, sbloccare il conto dopo il pagamento della prima rata del debito stesso.

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