Categoria catastale c2: a cosa serve, come funziona

In questo breve articolo verranno illustrate le principali caratteristiche della categoria catastale C2, ovvero quella a cui appartengono i magazzini e i locali di deposito.

Come è noto, le categorie catastali suddividono i beni immobili in cinque gruppi (A-B-C-D-E-F) e questi sono collegati tra loro in base alla destinazione d’uso dell’unità immobiliare.

L’ultimo gruppo appartenente agli immobili di destinazione ordinaria è il C e in questo vi troviamo classificati i negozi e le botteghe (C1), i magazzini e locali di deposito (C2) e le tettoie chiuse o aperte (C7).

La categoria catastale C2: i magazzini e locali di deposito

Innanzitutto bisogna sapere che la circolare n. 146 del 2 agosto 1939 fece rientrare in questa specifica categoria quei locali che venivano adibiti all’esercizio della vendita all’ingrosso di merci, prodotti, derrate e manufatti o il cui utilizzo era delimitato al contenimento e al semplice deposito delle merci.

A seguito dell’entrata in vigore della nuova normativa catastale, con la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 2/E del primo febbraio 2016 è stato stabilito che nel caso in cui venga presentata una dichiarazione di nuova costruzione relativa ad un edificio ad uso cantina, deposito o autorimessa situate in costruzioni ospitanti anche una o più unità immobiliari residenziali, qualora questi presentino accesso autonomo andrebbero a costituire unità a sé stanti.

Mentre differente sarebbe il caso in cui le stesse fossero in comunicazione con un’unità immobiliare ad uso residenziale, in questo caso verrebbero classificate come pertinenze della predetta abitazione.

Quindi, qualora vengano dichiarate come pertinenze, le stesse andrebbero semplicemente ad aumentare la consistenza dell’unità immobiliare, non venendo, pertanto, classificate come autonome e capaci di produrre reddito.

Motivo per cui, coloro che sono in procinto di eseguire una ristrutturazione straordinaria o di commissionare la realizzazione di un nuovo edificio devono tenere in considerazione che al fine di evitare un secondo accatastamento (in più rispetto all’unità abitativa principale), devono progettare l’eventuale deposito o magazzino con un eventuale accesso comunicante con l’unità immobiliare principale.

La categoria catastale C2 a seguito dell’entrata in vigore della Circolare n. 2/E/2016 dell’Agenzia delle Entrate

Prima dell’ingresso di questa circolare era divenuta una consuetudine quella di inglobare, all’interno della planimetria catastale dell’immobile principale, la cantina o il sottotetto, in quanto gli stessi venivano attribuiti, come pertinenza, ad un’unità abitativa ben precisa, questo anche in funzione di una minore incidenza reddituale.

Successivamente, a seguito dell’entrata in vigore della circolare n. 2E/2016, è stato disposto che, per quanto riguarda le nuove costruzioni, qualora le categorie identificate al gruppo C risultino avere un accesso autonomo rispetto all’abitazione cui sono collegate, le stesse saranno identificate da un subalterno indipendente, con assegnazione automatica della categoria catastale C2; risultando così impedito l’accorpamento di una cantina con ingresso indipendente alla collegata abitazione principale.

È da tenere in considerazione, tra l’altro, che ad un immobile rientrante nella categoria catastale C2 non viene concesso il rilascio della certificazione di abitabilità, quindi all’interno dello stesso non è permesso viverci, né tanto meno richiedere la residenza anagrafica.

Per questa categoria catastale, può essere richiesto il cambio di destinazione?

A seguito della nuova regolamentazione è divenuto assai più rigido anche il rilascio di certificati a seguito di richiesta di cambio di destinazione d’uso dei locali.

Infatti, un edificio accatastato C2, ovvero rientrante in nella categoria di magazzini e locali di deposito può essere destinato all’uso di cui alle categorie del gruppo A solo qualora lo stesso presenti determinati requisiti. Pertanto, a tal fine è consigliato consultare un tecnico che possa mettere in pratica tutte le attività volte a verificare le caratteristiche dello stesso o le eventuali modifiche che devono essere apportate al fine della concessione del cambio di destinazione d’uso.

Ad ogni modo, deve considerarsi che, qualora l’immobile accatastato C/2 non sia riconducibile, come pertinenza, alla prima casa del proprietario, sullo stesso andrà versata l’imposta immobiliare unica calcolata in base alla rendita catastale dello stesso.

Come procedere in caso di denuncia di variazione

Nel caso in cui si debba accatastare una costruzione e procedere, quindi, alla determinazione sia della sua categoria, sia della classe di appartenenza si deve procedere alla presentazione di una denuncia di variazione.

Qualora la denuncia di variazione venga presentata per un edificio di nuova costruzione, l’attribuzione della classe avverrà in base al numero delle classi esistenti nel Comune in cui sorge l’immobile, mentre per gli immobili già esistenti la valutazione verrà eseguita tenendo conto del classamento originario.

Ripercussioni economiche

Queste nuove disposizioni altro non hanno fatto che avere una ripercussione sotto l’aspetto economico.

Infatti, il nuovo accatastamento comporta per il proprietario il possesso di due unità immobiliari: la prima relativa all’abitazione e la seconda riguardante la cantina, l’autorimessa o il magazzino.

Il nuovo metodo catastale presuppone, quindi, una maggiorazione reddituale in quanto essendo una seconda unità immobiliare, benché accatastata C/2, la stessa comporta il calcolo non solo dell’IMU (imposta municipale unica), ma anche un ricalcolo, maggiore, del reddito dei fabbricati in base alla rendita catastale allo stesso attribuita.

È da tenere in considerazione che la categoria catastale C2 è una delle più diffuse in quanto in questa vi rientrano tutte le cantine che vengono realizzate e attribuite ad ogni singolo appartamento che viene costruito e tutti i sottotetti aventi accesso separato dall’abitazione su cui si trovano.

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