Capital Gain (Redditi di Capitale): Definizione e Tassazione Dividendi

Redditi di Capitale – Cosa sono e come funzionano

Non sai cosa sono i Redditi di Capitale, altresì chiamati Capital Gain? Non ti preoccupare! Si tratta di una terminologia specifica che in pochi conoscono e noi, in questa guida, cercheremo di chiarirti le idee.

Generalmente i Redditi di Capitale sono derivati da due sorgenti in particolare:

  • i dividenti dovuti per partecipazione;
  • gli strumenti finanziari (per esempio acquistando un’azione a 1000 euro e rivendendola a 1200, il Capital Gain sarebbe di 200 euro).

Sfortunatamente, ancor oggi le normative italiane in merito ai Redditi di Capitale sono abbastanza confuse, motivo per cui anche i più esperti del settore potrebbero aver bisogno di una guida. Perché apprestandosi a investire, indipendentemente dallo strumento d’investimento, bisognerà comunque tener conto di ciò che è un Capital Gain da ciò che non lo è.

Redditi diversi e i redditi di capitale

Questo fattore è definito dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi chiamato TUIR, che però comunque non offre ai lettori delle definizioni chiare e precise. Tuttavia, basandoci su quanto riportato dal testo e appoggiandoci a quanto già affermato in giurisprudenza, possiamo di certo affermare che i Redditi di Capitale si suddividono in due grandi gruppi principali:

  • il capitale derivato dai rapporti di finanziamento chiamato proventi.
  • i redditi derivati dalla partecipazione nelle attività finanziarie altresì chiamati con un nome più popolare: dividendi.

I proventi sono quelle rendite che vengono percepite come una remunerazione da contratto stipulato da una parte dai risparmiatori e dall’altro da un istituto di credito, da un’azienda oppure da una banca. Tali istituzioni possono ricevere il tuo denaro e utilizzarlo per i propri scopi. In cambio l’ente debitore offre un tasso d’interesse sul denaro che ha preso in prestito. Tale tasso corrisponde alla rendita finanziaria. Il fisco prevede un’aliquota del 26 % su tutti gli interessi simili e del 12,50% sui titoli di Stato.

E fin qui tutto semplice: un guadagno, un tasso d’interesse e delle percentuali da versare allo Stato in qualità di tasse. Le cose si fanno leggermente più complicate quando si parla delle partecipazioni. In questo caso la tassazione (dei dividendi e delle azioni) varia tenendo in conto 2 fattori principali:

  • la quota di partecipazione detenuta dal soggetto;
  • la locazione dell’ente che eroga i dividendi.

Quantità e qualità

Oltre a individuare la quantità del socio soggetto alla tassazione è importante anche calcolare la qualità della sua partecipazione. Difatti è possibile che ti capitino 2 situazioni in particolare: la partecipazione non qualificata e quella qualificata. In genere i criteri a cui si accede per stabilire di che genere si tratta sono:

  • i diritti di voto garantiti dalla partecipazione;
  • la quota detenuta.

La cosa, inoltre, cambia a seconda se una società è quotata in borsa oppure no.

Società quotate in borsa

In questo caso si ha a che fare con la partecipazione qualificata qualora la partecipazione fosse superiore al 5% oppure se attribuisce dei diritti di voto superiori al 2%.
La partecipazione non qualificata, invece, richiede l’esatto contrario: una quota inferiore al 5% oppure una quota che non garantisce il diritto di voto superiore al 2%.

Società non quotate in borsa

In questo caso per avere la partecipazione qualificata bisogna avere il 25% o anche di più delle quote societarie oppure avere almeno il 20% dei diritti di voto. D’altro canto, non raggiungendo questi requisiti avresti una partecipazione non qualificata.

La localizzazione

Se la società risiede in Italia le aliquote sono differente per le persone fisiche e per quelle giuridiche. Per le partecipazioni qualificate le persone fisiche sono soggetti a un’aliquota pari al 49,72%, mentre quelle giuridiche hanno una base del 5% imponibile sui dividendi. Per le partecipazioni non qualificate, invece, si ha una tassa del 26% a titolo d’imposta per le persone fisiche prive della partita IVA e la base del 49,72% per le persone che hanno una partita IVA, con una base imponibile del 5% per le società.

Qualora la localizzazione fosse nei Paesi a fiscalità privilegiati, in entrambi i casi l’IRPEF e l’IRES sarebbero del 100% dell’ammontare ricevuto (a unica esclusione delle Società Straniere Controllate).

Il trattamento fiscale nel caso del Capital Gain è simile a quello delle partecipazioni in società, indipendentemente se sono quotate in borsa o no.

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