(AGI/REUTERS/AFP)) Washington, 31 ott. - I pacchi bomba nascosti all’interno dei voli-cargo diretti in Usa erano sapientemente costruiti e insolitamente sofisticati. E secondo fonti anonime dell’amministrazione Usa citate dal New York Times, una capacita’ tecnica cosi’ sofisticata costituisce un’ulteriore prova che gli uomini di al Qaeda in Yemen stanno migliorando costantemente le loro capacita’ di colpire sul suolo statunitense.
Il Times aggiunge che probabilmente il montaggio e’ opera dello stato maggiore di Al Qaeda nella Penisola Arabica, in cui svetta il terrorista islamico nato in America, Anhwar al-Awlaki. Ma nel mirino degli investigatori c’e’ anche un altro nome molto noto dall’intelligende anti-terrorismo di tutto il mondo. Un “artificiere” saudita che si e’ stabilizzato in Yemen, Ibrahim Hassan al-Asiri, in cima alla lista dei ricercati sauditi, che e’ il fratello di un kamikaze che, l’anno scorso, si immolo’ nel tentativo di uccidere il capo dell’anti-terrorismo saudita, il principe Mohammed bin Nayef. L’attentato, esattamente come quello sull’aereo di linea per Detroit del giorno di Natale del 2009, utilizzo’ il PETN, un esplosivo molto potente che sembra essere l’arma prescelta dal il braccio yemenita di al Qaeda, Al Qaeda nella Penisola Arabica.
Intanto, in Yemen, la giovane donna fermata insieme alla madre e’ stata a lungo interrogata. La studentessa, figlia di un ingegnere petrolifero, e’ stata rintracciata attraverso il numero di telefono scritto sulla ricevuta per i pacchetti pieni di esplosivo. E adesso c’e’ chi adombra dubbi sulla sua colpevolezza. Oltre al suo team legale che giura sulla sua innocenza e sul fatto che la giovane donna sia stata incastrata, un’organizzazione a tutela dei diritti umani e’ scesa in campo a difesa della studentessa, Hanan al Samawi, 22 anni, al quinto anno di ingegneria informatica presso la facolta’ di ingegneria di Sanaa. “C’e’ piu’ di un punto interrogativo su questo caso”, ha detto Abdel Rahman Barman, capo dell’ong Hood. “Sappiamo bene che al Qaeda non lascia mai traccia: e’ impossibile che la giovane si sia recata negli uffici delle due societa’ (FedEx e UPS; ndr) e abbia messo il suo nome e numero di telefono su quei pacchetti”. Barman ha aggiunto anche che sabato sono stati a lungo interrogati tutti i dipendenti delle due societa’ di spedizione statunitensi, a Sanaa, e che non e’ chiaro se siano stati rimessi in liberta’.(AGI) .