PENA DI MORTE: OLTRE 5.600 ESECUZIONI NEL 2009, L’88% IN CINA
Saturday, July 31st, 2010(AGI) - Roma, 31 lug. - Con il macabro record di almeno 5.000 esecuzioni, anche quest’anno la Cina si aggiudica il lugubre primato di Paese con il maggior numero di condannati a morte: l’88 per cento del totale (almeno 5.619, in lieve calo rispetto al 2008). Seguono l’Iran (almeno 402), l’Iraq (almeno 77), l’Arabia Saudita (almeno 69), lo Yemen (almeno 30). I dati del rapporto 2010 sulla pena di morte di ‘Nessuno tocchi Caino’, diffusi oggi a Roma, indicano che dei 43 mantenitori della pena capitale, 36 sono Paesi dittatoriali, autoritari o illiberali. Avvertono i curatori del dossier, anche quest’anno curato da Elisabetta Zamparutti: molti di questi Stati non forniscono statistiche ufficiali sulla pratica della pena di morte, per cui il numero delle esecuzioni potrebbe essere molto piu’ alto. Le altre esecuzioni ’sicure’ dono avvenute in: Sudan e Vietnam (almeno 9), Siria (almeno 8), Egitto (almeno 5), Libia (almeno 4), Bangladesh (3), Thailandia (2), Corea del Nord (almeno 1) e Singapore (1). E’ possibile che esecuzioni siano state effettuate anche in Malesia, anche se non ne risultano ufficialmente. “A ben vedere - si legge nel rapporto - in tutti questi Paesi, la soluzione definitiva del problema, piu’ che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla lotta per la democrazia, l’affermazione dello Stato di diritto, il rispetto dei diritti politici e delle liberta’ civili”.
Sul terribile podio dei primi tre Paesi che nel 2009 hanno compiuto piu’ esecuzioni figurano dunque tre Stati autoritari: la Cina, l’Iran e l’Iraq. Anche se Pechino continua a considerare la pena di morte un segreto di Stato, negli ultimi anni si sono succedute notizie anche di fonte ufficiale, in base alle quali le condanne a morte emesse dai tribunali cinesi sarebbero via via diminuite fino al 30%, rispetto all’anno precedente. Tale diminuzione e’ stata piu’ significativa a partire dal primo gennaio 2007 -rivelano da Nessuno tocchi Caino- quando e’ entrata in vigore la riforma in base alla quale ogni condanna a morte emessa in Cina da tribunali di grado inferiore deve essere rivista dalla Corte Suprema. Secondo le stime della Dui Hua Foundation, il numero dei detenuti giustiziati in Cina potrebbe essere diminuito della meta’ rispetto ai 10.000 giustiziati di cui ha parlato per la prima volta nel 2004 un delegato al Congresso Nazionale del Popolo. Tuttavia dati e percentuali non sono verificabili fintanto che permane il segreto di Stato sul numero reale di condanne a morte ed esecuzioni. La Fondazione Dui Hua, diretta da John Kamm, un ex dirigente d’affari che si e’ votato alla difesa dei diritti umani e che continua a mantenere buoni rapporti con funzionari governativi cinesi, stima che siano state effettuate “circa” 5.000 esecuzioni nel 2009, in lieve calo rispetto al 2008 quando, secondo la Fondazione, “ha superato le 5.000 e puo’ essersi avvicinato alle 7.000″. (AGI) Gav (Segue)
