(AGI) - Roma, 30 nov. - Il velo, le moschee, il crocefisso. Il dibattito -per molti, ormai, la crociata o il jihad- sul rapporto tra le culture e le fedi religiose si articola in Europa su questi tre simboli.
- Il velo. Che sia burqa, niqab (scoperti sono solo gli occhi) o chador (lascia scoperto il volto, e’ un fuolard), in tutti i Paesi europei e’ accesa la polemica sul suo uso e sulla necessita’ o meno di regolarlo. Le donne che lo indossano sono oggetto di un sopruso e dunque vanno liberate -come ritiene Daniela Santanche’, che e’ andata allo scontro con la comunita’ musulmana di viale Jenner- o si deve rispettare fede e liberta’ religiosa? Il burqa, inoltre, pone problemi di sicurezza, poiche’ nasconde completamente il viso di chi lo indossa. La Francia, che vive questo dilemma con angoscia data l’esistenza di un’ampia comunita’ musulmana, ha messo in piedi una commissione parlamentare d’indagine per arrivare a una soluzione.
- Il crocefisso. La sentenza della Corte europea dei diritti umani ne ha auspicato il bando dalle aule scolastiche, esprimendosi su un ricorso presentato da un genitore italiano. Il dibattito sul crocefisso data ormai da sette anni, da quando Adel Smith si batte’ contro l’esposizione del simbolo nei luoghi pubblici. Al netto delle posizioni dell’ortodossia religiosa, la sentenza ha turbato quei laici convinti che il crocefisso sia, piu’ che un mero simbolo religioso, un elemento del patrimonio culturale europeo.
- Moschee. Quando fu deciso di costruire quella di Colonia, la piu’ grande della Germania, fu il borgomastro della CDU, Fritz Shramma, il primo a opporsi agli estremisti di destra, che non la volevano: “Diamo un esempio di tolleranza della nostra cattolica citta’”. In Italia, invece, la Lega Nord si e’ schierata un po’ dappertutto contro le moschee, combinando i toni da crociata in difesa della cristianita’ con quelli dell’allarme per azioni terroristiche. (AGI) Fab