FINANZA ISLAMICA: NEL 2010 AMMINISTRERA’ 1.400 MLD DOLLARI

(AGI) - Milano, 16 apr. - Si stima che nel 2010 i capitali amministrati dai servizi finanziari che osservano i due principi coranici basilari (divieto di applicazione dei tassi d’interesse e di speculazione) saranno 1.400 miliardi di dollari. E’ emerso durante il convegno ‘Finanza islamica: un’opportunita’ per le imprese italiane’, svoltosi questa mattina, nella sede di via San Paolo a Milano della Bpm. Al dibattito hanno partecipato, tra gli altri: Massimo Ponzellini (presidente Bpm); Antonio Ortolani (presidente Commissione Banche Intermediari Finanziari e Assicurazioni Odcec Milano); Stefano Morri (Commissione Intermediari Finanziari e Assicurazioni Odcec Milano) e Paolo Centore (Universita’ di Parma).

Il numero totale delle banche, compagnie di investimento e finanziarie islamiche, nel 2009 ha raggiunto il numero di 436, a cui si devono aggiungere 191 banche convenzionali con ‘Islamic windows’ al loro interno. Sono presenti in 39 Paesi del mondo e maggiormente concentrate nell’area mediorentale. I Total Assets nel sistema finanziario islamico hanno raggiunto i 750 miliardi di dollari nel 2009, con un incremento del 28,4% rispetto all’anno precedente. Il tasso di crescita degli ultimi 4 anni e’ sempre oscillato tra il 15 e il 20%. Considerando il sistema globale dei fondi di investimento islamici, inoltre, alla fine del 2009 sono stati registrati 556 fondi con ‘Islamic assets under management’ per circa 50 miliardi di dollari. Il mercato dei Sukuk (obbligazioni islamiche) si e’ espanso significativamente nell’ultimo decennio. Basti pensare che nel 2001 venne emesso un miliardo di dollari e nel 2009 le emissioni sono state di circa 27 miliardi di dollari, mentre l’apice e’ stato toccato nel 2007 con 47 miliardi di dollari. “Il punto di partenza dell’indagine - spiega Paolo Centore - non puo’ che essere la valutazione della legge islamica, sotto un profilo non religioso ma semplicemente tecnico: il divieto di interesse, il divieto di incertezza delle condizioni contrattuali e della speculazione impongono una rivisitazione degli schemi tributari nazionali in modo da rendere omogeneo il criterio di tassazione dei prodotti e dei risultati economici compatibili con i dettami della finanza islamica rispetto ai modelli noti nel nostro diritto”. Secondo Morri “per quanto tuttora le attivita’ finanziarie costituite da prodotti di finanza islamica rappresentino una quota relativamente marginale del volume totale degli investimenti mondiali, la crisi del 2008, dovuta all’eccesso di speculazione e di astrazione della finanza convenzionale, ha attratto l’attenzione degli operatori occidentali verso questo modello caratterizzato da principi di solidarieta’, realta’ e avversione al rischio”. (AGI) Cli/Car