FEDERALISMO FISCALE: PRESIDENTE CORTE CONTI, SARDEGNA IMPREPARATA

(AGI) - Cagliari, 11 mar. - La riforma del federalismo fiscale rischia di trovare la Sardegna impreparata, “dato che la Regione ancora non ha legiferato in materia di finanza degli enti locali e quindi potrebbe dover adottare le norme nazionali”. L’allarme e’ stato lanciato dal presidente della sezione della Corte dei Conti della Sardegna, Mario Scano, sentito in audizione pubblica, questa mattina, in commissione Bilancio del Consiglio regionale.

Scano ha segnalato la posizione della Sicilia rispetto alla riforma nazionale della fiscalita’ (legge 42), richiamando il ricorso alla Corte Costituzionale proposto dal governo siciliano. “La Regione ha ritenuto”, ha detto Scano, “che alcune norme della legge sul federalismo non possano essere applicate alla Sicilia. Si tratta degli articoli che prevedono l’attribuzione del patrimonio direttamente agli enti locali e il trasferimento di una parte della compartecipazione Irpef e Irpeg direttamente agli enti locali, con un depauperamento per le regioni. La Sicilia riceve i dieci decimi delle entrate, la Sardegna i sette decimi: il governo siciliano ha calcolato che avra’ una perdita di 1 miliardo 500 milioni se ci sara’ un trasferimento direttamente agli enti locali”.

“Probabilmente”, ha aggiunto Scano, “il ricorso della Sicilia sara’ respinto, ma il problema sollevato riguarda anche la Sardegna”. Per il presidente della sezione di controllo della Corte dei Conti, la contabilita’ pubblica “non ha necessari requisiti di chiarezza e attendibilita’ e la riforma annunciata nel 2006 non ha avuto concreta attuazione, nonostante la Regione possa autonomamente normare struttura, funzionamento e finanza degli enti locali”.

A questo punto, “la Sardegna potra’ o seguire la riforma sulle linee della legge 42 o riformare il sistema finanziario e degli enti locali. Se non lo fara’”, ha concluso Scano, “una volta entrate in vigore, le norme statali varranno anche in Sardegna”. (AGI) Cli/Rob/Cog