BLEFARI: CASSAZIONE, SUO STATO PSICHICO NON LE IMPEDIVA PROCESSO

(AGI) - Roma, 13 gen. - Diana Blefari Melazzi, la brigatista suicidatasi in carcere nell’ottobre scorso, viveva “anomalie di comportamento”, forse accentuate da “una fragilita’ psicologica”, non cosi’ gravi da impedirle di “interpretare la dinamica processuale”. Cosi’ la prima sezione penale della Cassazione, spiega perche’, il 27 ottobre scorso, solo qualche giorno prima del suicidio dell’imputata, trovata impiccata nella sua cella a Rebibbia la mattina del 1 novembre, decise di rigettare il ricorso della difesa della brigatista contro la sentenza della Corte d’assise d’appello di Bologna del 9 gennaio 2009, cofermando cosi’ la condanna all’ergastolo della Blefari per l’omicidio di Marco Biagi, avvenuto a Bologna il 19 marzo 2002.

La Suprema Corte, nella sentenza n.1101, sottolinea la motivazione “pienamente condivisa” dei giudici bolognesi, in sede di appello-bis, “sorretta da apparato argomentativo esauriente”: Diana Blefari aveva “atteggiamenti di ostilita’ e chiusura che lasciavano trapelare sentimenti di angoscia e rabbiosa disperazione”, con i “caratteri tipici di una reazione da stress” derivante dalla “condizione carceraria e da un evento scatenante particolarmente traumatico come e’ la codnanna alla pena perpetua”, accentuata “oltre che dal rifiuto di ogni sostegno terapeutico, da una fragilita’ psicologica”. Dalle perizie effettuate nel processo, pero’, non sono, ricorda la Cassazione, “emersi segni rivelatori di una patologia psicotica originaria di natura paranoide o schizofrenica”, ossia “disturbi di personalita’ cosi’ consistenti da impedirle di interpretare e capire la dinamica processuale e le conseguenze delle attivita’ che ancora si dovevano svolgere nel giudizio di secondo grado e da non consentirle di interagire con le figure istituzionali in modo tale da poter esercitare il suo diritto di autodifesa, eventualmente anche in modo attivo”. (AGI) Oll