ROM: GRUPPO EVERYONE, ‘LA QUESTUA CONSENTE LORO DI VIVERE’

(AGI) - Firenze, 1 dic. - “La Corte di Cassazione, con la sentenza di assoluzione di una donna Rom dal reato di induzione in schiavitu’ perche’ aveva effettuato la questua col suo bambino, non ha fatto altro che cancellare una sentenza iniqua, simile a centinaia di altre sentenze discriminatorie a causa delle quali donne e uomini Rom innocenti languiscono in carcere, mentre i servizi sociali hanno sottratto illegittimamente i loro bambini”. Lo dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, in risposta alle dichiarazioni del ministro Maroni e dell’on. Gasparri, che invitano i sindaci a vietare nelle ordinanze comunali l’accattonaggio in attesa dell’approvazione in Parlamento di una legge che ‘tuteli i minori, sfruttati in modo cosi’ indegno’. “Il ‘manghel’ o la questua non solo - come sottolinea la Cassazione, in linea con gli articoli 19 e 20 della Carta di Algeri -, e’ ormai una tradizione del popolo Rom che, dopo secoli di segregazione, schiavitu’ e persecuzione da parte delle nazioni europee, ha fatto proprio un valore riconosciuto da tutte le grandi religioni”, ma, proseguono i rappresentanti dell’organizzazione per i diritti umani, “nei secoli, ha consentito a coloro che non posseggono nulla di continuare a vivere, anche nelle nazioni in cui i governanti non si prendevano a cuore la piaga della miseria. Gesu’ Cristo stesso, nel Discorso della Montagna, afferma la santita’ di colui che a causa della poverta’ tende la mano a chi e’ piu’ fortunato: ‘Beati i mendicanti nello spirito, perche’ il Regno dei Cieli appartiene a loro’”. Il Gruppo EveryOne, inoltre, fa notare che i provvedimenti - finora locali - che oggi combattono l’accattonaggio non trovano riscontro nella Storia: Hitler proibi’ la questua solo durante eventi internazionali come le Olimpiadi di Berlino del 1936, ma non varo’ mai leggi contro l’elemosina. “L’Italia” commentano Malini, Pegoraro e Picciau “tocca il fondo della crudelta’ sociale, dell’intolleranza e della repressione delle fasce piu’ vulnerabili della popolazione, criminalizzando la poverta’ e rendendo ancora piu’ rapida ed efferata l’azione di annientamento del popolo ‘nomade’. Ricordiamo che,” proseguono gli attivisti “in mancanza di sostegno economico da parte dei servizi sociali o di un’efficace politica di integrazione professionale, il ricorso alla carita’ dei cittadini costituisce l’estrema possibilita’ di sopravvivenza per esseri umani in condizioni di poverta’ gravissime”. (AGI)

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