TEST SU BIG BANG:CERN, PAURA INFONDATA, NESSUNA FINE DEL MONDO

(AGI) - Milano, 1 set. - Chimici contro fisici. E’ guerra tra scienziati, a dieci giorni dall’inaugurazione dell’esperimento sull’origine dell’universo che dovrebbe partire il 10 settembre con l’accensione del Lhc, l’acceleratore di particelle del Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra. Dieci giorni che ci separano da uno degli esperimenti piu’ importanti della storia, secondo i ricercatori del Cern, ma che, secondo un altro gruppo di scienziati, potrebbero essere gli ultimi prima dell’inizio della fine. Del mondo. Si’, perche’ il timore degli scienziati capitanati dal professor Otto Rossler, chimico tedesco della Eberhard University, e’ proprio che l’esperimento del Cern possa, a causa delle collisioni di energia che scatenera’, generare un buco nero capace di risucchiare la terra e farla sparire nel giro di pochi anni. Timori che hanno spinto Rossler e compagni a fare ricorso presso la Corte Europea dei diritti umani per fermare l’esperimento. Ma di fronte alle accuse, dal Cern arrivano rassicurazioni assolute. Michelangelo Mangano, fisico nucleare veronese e ricercatore del Cern, e’ autore di uno studio sulla sicurezza del Lhc nato proprio per rispondere alle critiche. “Per quanto la compomente del rischio - spiega Mangano all’Agi - non faccia minimamente parte di un progetto come questo, abbiamo comunque deciso di rispettare le paure altrui e di dimostrare come questi paure non siano in nessun modo fondate. Collisioni di energia come quelle prodotte dall’Lhc si sono verificate sulla terra come in altri pianeti un numero immenso di volte: l’Lhc ricrea infatti i fenomeni naturali dei raggi cosmici, che producono energie anche superiori e che investono continuamente il nostro pianeta, come altri corpi celesti, senza nessuna conseguenza”. “Noi non neghiamo di cercare anche di generare dei buchi neri - continua Mangano - ma se anche venissero prodotti, ed e’ difficile che accada, questi decadrebbero istantanamente senza conseguenze”. Se l’Lhc comporta dei rischi, secondo lo scienziato, sono rischi di natura meccanica, legati al tipo di struttura “un tunnel di 27 chilometri, 100 metri sotto terra e in presenza di un’alta tensione delle correnti”, e a cui si risponde con tutte le misure di sicurezza del caso. “Ma non esiste nessun rischio nemmeno per noi che abitiamo a pochi chilometri dall’esperimento”. (AGI)

Red/Ven