ENERGIA: ENERGYLAB, IN ITALIA POSSIBILI FINO 50TW DA NUCLEARE

(AGI) - Milano, 16 lug. - Il Rapporto, che sara’ stampato ad agosto, analizza la situazione del nucleare nel mondo e in Italia dal punto di vista economico, sociale e tecnologico. La constatazione di partenza e’ che, a cinquant’anni dalla sua introduzione, ci sono state evoluzioni tecniche, ma pochi cambiamenti sostanziali e oltre l’80% dei reattori installati rimane ad acqua; solo negli ultimi anni, anche a causa dell’aumento del prezzo del carbone, la ricerca e’ ripartita.

“Nel caso del nucleare, il 60-70% dei costi sarebbero legati all’investimento e alla gestione delle strutture - spiega Clara Poletti dell’universita’ Bocconi - mentre il prezzo del combustibile ha un’incidenza molto limitata e, anche se dovesse aumentare, avrebbe un impatto limitato. Un 2%, poi, va messo in cantiere per le spese di back end, ossia la gestione dell’impianto una volta esaurita la sua capacita’ di servizio. Questo - ha concluso - dal punto di vista degli eventuali investitori privati; uno Stato, invece, dovrebbe considerare anche costi e benefici esterni, che sono, ad esempio, nel primo caso i sistemi di sicurezza e nel secondo la riduzione delle emissioni di gas serra”. L’Italia, secondo le indicazioni dei ricercatori, potrebbe puntare su reattori modulari di media taglia. Nel rapporto non ci sono indicazioni su dove i siti potrebbero essere collocati; si sa pero’ che servirebbe un’area di 100-200 ettari, di cui andranno valutati aspetti geologici, sismici, ambientali e metereologici. Spinosa la questione delle scorie, come ha ricordato Marco Ricotti del Politecnico di Milano: “Occorre identificare subito un sito per lo stoccaggio dei rifiuti di prima e seconda categoria, i meno tossici, e trovare un sito temporaneo per quelli ad alta attivita’ e vita lunga”.

Il rapporto analizza anche quale sarebbe il percorso autorizzativo e regolatorio, constatando che “il referendum del 1987 non ha cancellato il contesto normativo fondamentale”, come ha ricordato Laura Ammannati, docente di Diritto dell’economia all’universita’ Statale. “E’ necessario pero’ costruire un soggetto ad hoc che abbia piene competenze di regolazione nella materia”, ha concluso Laura Ammannati. (AGI)

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