SARDEGNA: CORTE APPELLO, INVALIDO REFERENDUM SU STATUTARIA

(AGI) - Cagliari, 30 giu. - La Corte d’appello di Cagliari poco prima delle 13 ha proclamato l’esito del referendum sulla legge statutaria della Sardegna, dichiarandolo invalido a causa del mancato raggiungimento del quorum. Il 21 ottobre aveva votato poco piu’ del 15% degli elettori, anche se circa il 70% aveva espresso voto sfavorevole alla legge.

La Corte d’appello si e’ attenuta alla recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha limitato in questo caso il ruolo della Corte d’Appello a una funzione strettamente amministrativa. Secondo Andrea Pubusa del Comitato per il no alla legge statutaria approvata l’anno scorso dal Consiglio regionale, la decisione dei giudici cagliaritani “non consente la promulgazione”.

“E’, pertanto, auspicabile che il presidente della Regione, prendendo atto di cio’, rinunci alla promulgazione che, se effettuata, potrebbe essere impugnata dal governo, o dai giudici comuni in via incidentale (la prima occasione e’ offerta dalla causa elettorale del capogruppo del Prc Luciano Uras, che ha invocato in Corte d’appello il famigerato art. 38 della statutaria per baipassare l’incompatibilita’ alla carica dichiarata dal Tribunale), davanti alla Corte Costituzionale che, magari tra un anno, ne dichiarera’ l’illegittimita’ costituzionale”, argomenta Pubusa. “Costituirebbe, invece, il rilancio di una reale opera riformatrice, e sarebbe nel contempo un gesto importante di apertura a tutte le altre forze del centro sinistra, ed a quelle del centro che hanno chiesto il referendum, se il presidente, senza fare alcuna forzatura con la promulgazione, decidera’ di riportare, come iniziativa della Giunta regionale, il testo della legge statutaria in Consiglio regionale per apportarvi le modifiche che potranno poi consentire una votazione pressoche’ unanime e la promulgazione tre mesi dopo. Sarebbe, infatti, sufficiente, a tal fine, introdurre norme piu’ equilibrate sulla forma di governo (alcune di quelle dello statuto toscano, ad esempio), sulle diverse forme di referendum, modificare la normativa, oggi del tutto inadeguata, sul conflitto di interessi, ed introdurre norme di garanzia per l’autonomia comunale. Queste modifiche”, conclude Pubusa, “consentirebbero di avere un testo largamente condiviso ed in vigore definitivamente, sin dal 2008″. (AGI)

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