TV: GENTILONI,CORTE UE HA RAGIONE; LEGGE VIGENTE VA MODIFICATA

(AGI) - Roma, 31 gen. -”La Corte di Giustizia europea ha ragione: il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive e’ contrario al diritto comunitario”. Lo ha affermato il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, speigando anche che “la legge vigente dovra’ comunque essere modificata in Parlamento, anche per far fronte alle incombenti procedure di infrazione comunitaria”.
La sentenza - ha ricordato il ministro - riconosce il diritto di Europa 7 di vedersi assegnate frequenze trasmissive sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati. “Proprio riconoscendo la fondatezza di tale diritto - ha quindi aggiunto - il Ministero delle comunicazioni aveva segnalato il 15 novembre 2006 alla Presidenza del Consiglio la necessita’ di modificare la posizione sostenuta in giudizio dall’Avvocatura dello Stato. E al riconoscimento di tale diritto si ispira il mio Disegno di Legge che assegna a chi e’ titolare di concessione la priorita’ per le frequenze liberate dal trasferimento di due reti in digitale”.
Piu’ in generale, la Corte conclude che l’assegnazione in esclusiva e senza limiti di tempo delle frequenze a un numero limitato di operatori esistenti e’ contraria alle normative comunitarie, ha continuato il ministro.
“Aprire ai titolari di concessioni e a nuovi soggetti il mercato delle frequenze e’ uno dei principi ispiratori, oltre che del disegno di riforma TV, del bando di gara per l’assegnazione di frequenze disponibili - il primo mai fatto in Italia - e dell’accordo sulla Sardegna che per la prima volta prevede la restituzione di frequenze allo Stato e la loro messa a gara.
In questi venti mesi si sono finalmente mossi i primi passi per ripristinare le regole del diritto e della concorrenza nel sistema delle frequenze televisive. Ora, nonostante l’interruzione anticipata del Governo Prodi, la soluzione di questi problemi non puo’ essere rimessa soltanto alla magistratura. La legge vigente dovra’ comunque essere modificata in Parlamento, anche per far fronte alle incombenti procedure di infrazione comunitaria”. (AGI)
Red/Tig